Colonia, il divieto della manifestazione anti-islamica
A Colonia, le autorità tedesche hanno vietato una manifestazione anti-islamica, attivamente contrastata dalla mobilitazione delle forze democratiche. In Italia, manifestazioni di questo tipo, sia pure a dimensione locale, si svolgono normalmente. Si pensi alla Lega che invade i terreni adibiti alla costruzione delle moschee, con i maiali. Tali manifestazioni andrebbero vietate? E il divieto entrerebbe in contraddizione con la libertà di espressione? Inibire ai razzisti di manifestare e di manifestarsi è in contraddizione con la democrazia? E’ giusto porsi il problema, e porselo ogni volta, ma alla fine la mia risposta è no: le manifestazioni si fanno per i diritti propri, di una parte, di tutti, non contro i diritti di qualcuno. Si possono contestare i privilegi, ma non i diritti. Gli operai scioperano e manifestano per l’aumento dei propri salari. Immaginatevi se scioperassero e manifestassero per chiedere la diminuzione dei redditi o l’aumento delle tasse per i lavoratori autonomi. Se ogni gruppo agisse gli strumenti della partecipazione contro gli altri, sarebbe sempre a rischio la convivenza.
Ci sono diritti che entrano in conflitto con altri diritti. E in quel caso bisogna scegliere, ed è lecito manifestare a favore di una precedenza. In America è un diritto armarsi, tuttavia la pistola può essere uno strumento di difesa, ma anche di minaccia e il diritto a possederne una può violare il diritto alla incolumità e alla vita di altri. Dove circolano più armi, ci sono più omicidi, perciò si manifesta per disarmare. I satanisti non si limitano a pregare. Commettono violenza, uccidono. Perciò, nessuno immagina di fornirgli un luogo dove poterlo fare. Ma la preghiera nelle moschee con tutto questo non c’entra nulla, non fa del male a nessuno, non toglie nulla a nessuno. La laicità non è l’assenza di luoghi di culto, o luoghi di culto per una religione sola. La laicità è libertà religiosa per tutti. Se qualcuno manifesta contro i miei diritti, io voglio poter manifestare contro la sua manifestazione. Se bisogna ammettere ogni manifestazione, allora bisogna ammettere anche le contromanifestazioni ed essere capaci di gestire l’ordine pubblico. Secondo me, ammettere solo le manifestazioni positive, è molto più razionale, salvo diversa valutazione di opportunità.
In fondo, è una contraddizione anche rivendicare la libertà di espressione, per negare la libertà di culto. Eppure la Costituzione riconoscere anche questa libertà, dice che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Cost.) e dice anche che: “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività” (art. 20 Cost.). Infatti, se una manifestazione è legittima, allora in linea di principio è anche legittimo soddisfarne la rivendicazione. Se è lecito manifestare contro le moschee, allora è anche lecito chiudere le moschee o inibirne l’edificazione. Ergo: è lecito vietare o limitare per una o più religioni la libertà di culto, la quale è comunque una manifestazione del pensiero, quindi attiene alla libertà di espressione. Se è lecito vietare o limitare la libertà di culto, è lecito vietare o limitare qualsiasi libertà. Anche quella di manifestare. Fissare i limiti della libertà di espressione, è in definitiva una questione politica: dipende dalla scelta di chi si vuole tenere fuori. Io preferisco l’esclusione chi vuole escludere.
L’allarme antisemitismo di Frattini
Ad un convegno dell’Aspen Institute, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha lanciato un allarme per la diffusione dell’antisemitismo in Europa, mescolando il pregiudizio antiebraico con il dissenso nei confronti di Israele, preoccupandosi soprattutto di quest’ultimo. Uno studio Usa aggiunge che a crescere in Europa sono anche il pregiudizio e l’ostilità contro l´Islam.
Il fatto è che i razzismi, nella loro diffusione, vanno avanti o indietro tutti insieme. Un razzismo può tirare più di un altro, ma se tira di più, fa semplicemente da traino a tutti gli altri. Lo si può osservare anche nei blog e nei forum. C’è quello fissato contro gli ebrei, quello contro le donne, quello contro gli immigrati, quello contro i gay, quello contro i meridionali. Ma sono ruoli intercambiabili. Per verificarlo, basta chiedere all’antisemita cosa pensa delle femministe o al misogino cosa pensa degli ebrei, e ad entrambi cosa pensano degli extracomunitari. O agli xenofobi cosa pensano del gay pride.
Perciò, Frattini fa bene a lanciare l’allarme sull’antisemitismo, ma dovrebbe associare il suo allarme ad una rigorosa autocritica sulla politica della paura del suo governo, per il senso comune che contribuisce ad alimentare. Perchè funziona così: se metti all’indice un capro espiatorio, i capri espiatori finiscono per essere sempre gli stessi, se fai crescere l’ostilità verso i diversi, tra i diversi, al principio o alla fine, incontri anche gli ebrei.
E dovrebbe inoltre evitare di usare, sia pure in modo implicito, l’antisemitismo come parafulmine contro il dissenso e la critica nei confronti di Israele. So per esperienza, che di questo atteggiamento strumentale, gli antisemiti, quelli veri, sono i primi ad approfittarne. Proprio di recente, ho avuto occasione di ripuntualizzare il mio punto di vista sull’argomento, nel replicare ad un forumista antisemita della Lega Nord, partito alleato del ministro degli Esteri. Come nick usa Padania.
Criticare Israele è antisemitismo? Dipende. Se critichi Israele, vuol dire che per te sbaglia. Commette errori, ingiustizie, crimini. La critica può essere giusta o sbagliata, proporzionata o esagerata, ma fin qui tutto è lecito, poichè ad ogni stato può succedere di essere oggetto di critiche razionali o irrazionali. Le strade tra l’oppositore politico di Israele e il razzista antisemita, si separano, quando ci si pone una domanda, al momento di dare la risposta. Perchè Israele sbaglia? L’oppositore politico troverà la risposta in cause di natura politica: per esempio il colonialismo, la ragion di stato, oppure l’alleanza con gli Usa. L’antisemita troverà la risposta nell’identità ebraica dello Stato d’Israele: gli israeliani sbagliano perchè sono ebrei.

