DAILY ROD

Xenofobia di stato

Pubblicato in Razzismo, Stranieri da Roderigo il Novembre 22, 2008

Corteo a Roma contro il razzismo

Corteo a Roma contro il razzismo

Le leggi sull’immigrazione e le relative procedure hanno la funzione di governare il fenomeno, non di infliggere vessazioni inutili, per capitalizzare la xenofobia in consenso elettorale e per mantenere gli immigrati in una condizione di clandestinità al fine di sfruttarli meglio, come avviene nelle norme in discussione in parlamento nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, con l’intento ufficiale di arginare i flussi.

L’idea secondo cui accogliamo più immigrati di quelli che possiamo ospitare e questa sproporzione sarebbe all’origine del razzismo e della xenofobia, è fuorviante. Lo sviluppo economico determina quali sono i paesi di emigrazione e i paesi di immigrazione. Non succede per equivoco. Nel momento in cui lo sviluppo economico di un paese non è più in grado di assorbire manodopera immigrata, cessa di essere una meta di attrazione. Chi di noi vorrebbe migrare in un posto dove non troverebbe lavoro, casa, assistenza? Gli uomini si sono sempre spostati o per sfuggire ad una cattiva sorte o perchè attratti da una sorta migliore. Le migrazioni sono la conseguenza di guerre, dittature, carestie, povertà. In un mondo diseguale è naturale che uomini e donne dei paesi più poveri cerchino di migrare nei paesi più ricchi. La migrazione è un correttivo della diseguaglianza. E non va sempre male per chi deve accogliere, anzi spesso va bene, perchè i migranti nei paesi ricchi, con il loro lavoro, concorrono alla produzione di ulteriore ricchezza. Succede anche nelle migrazioni interne: il miracolo economico italiano negli anni ‘60 è stato possibile con le migrazioni dal sud al nord. Ogni grande migrazione porta con sè paure, incomprensioni, conflitti, e razzismi, perchè una parte della società accogliente è chiusa. E nel conflitto ci si schiera.

L’antisemitismo, l’omofobia, la misoginia dipendono dal fatto che gli ebrei, gli omosessuali, le donne non trovano lavoro e si mettono a delinquere? Sappiamo bene che il razzismo è un pregiudizio, una forma di ostilità irrazionale che prescinde dal contesto. Corrisponde al bisogno di prendere a calci qualcuno quando ci si sente complessivamente insicuri, quando si ha paura di qualcosa che sfugge. Per gli xenofobi, qualunque cosa facciano, gli immigratii sbagliano. Se non hanno casa, lavoro, se non vanno a scuola, determinano degrado ed emarginazione e questo non va bene. Se invece hanno casa, lavoro, vanno a scuola, e magari si curano nei nostri ospedali e ambulatori, anche questo non va bene, perchè sottraggono risorse a noi (poco importa se ne producono molte di più). Mai sentito degli immigrati che ci portano via il lavoro?

In Italia non esiste il problema di far entrare più gente di quanta riusciamo ad accoglierne: continuamo ad essere, tra i grandi paesi europei, quello con il minor numero di immigrati, sia regolari, sia clandestini, in rapporto alla popolazione autoctona. I nostri “clandestini” non sono solo poveracci che non trovano lavoro e tentano di sopravvivere con attività illegali. I nostri clandestini sono lavoratori che chiedono di essere regolarizzati ed hanno datori di lavoro che vogliono regolarizzarli. Ma il governo non li regolarizza, perchè vuol far valere il primato della sua legge che prevede norme capestro per la regolarizzazione, e un decreto che stabilisce flussi di ingresso ridicoli in rapporto alla domanda di lavoro. Non lo dice la Caritas, il manifesto, o Rifondazione comunista. Lo dice la Confindustria. Facciamo entrare in Italia 65 mila immigrati l’anno (secondo il decreto flussi) a fronte di una richiesta di 200-300 mila lavoratori. Quindi programmiamo centinaia di migliaia di clandestini e siamo arrivati ad averne oltre 650 mila. Occupati, ma irregolari. Su questi, oggi il governo, secondo le proposte della Lega, si appresta a decidere ulteriori vessazioni, prima fra tutte l’impossibilità di trasferire parte dei propri risparmi alle famiglie.

Ma poniamo il caso anche di immigrati che il lavoro non ce l’hanno, poichè può succedere anche a loro di perderlo. La maggior parte arriva in Italia con un permesso di lavoro regolare, ma poi gli succede di venire licenziata. Può, come tutti noi cercarsi un altro lavoro? No, secondo la legge deve subito tornarsene nel proprio paese e solo da lì può sperare di trovare un’altra occupazione. Dunque spendendo soldi per il viaggio, perdendo molto tempo, e precludendosi molte possibilità di nuove assunzioni. Data l’assurdità della legge, questa non viene rispettata. Ora, secondo le nuove proposte, se l’immigrato si ammala e tenta di curarsi, il medico sarebbe obbligato a denunciare il suo stato di irregolarità. Cosa farà secondo te l’immigrato per sottrarsi a questo rischio? Eviterà di curarsi. Poi, sempre i signori che fanno queste proposte, lanciano l’allarme (ormai da 15 anni) che associa gli immigrati al diffondersi di nuove e vecchie malattie. Questa è la razionalità della nostra politica sull’immigrazione. Ecco i nostri clandestini (grazie alla Bossi-Fini).

Il blocco per due anni, serve per produrre nuovi clandestini. A stracciare le condizioni di lavoro non sono gli immigrati in quanto tali, ma il lavoro in nero. La Cgil di Treviso è stata sconfessata dalla Cgil regionale del Veneto e anche dalla direzione nazionale. La Cgil chiede la regolarizzazione di chi ha già un lavoro. La stessa Confindustria, dichiara che: “Sì, la domanda di manodopera straniera è calata, ma il problema non è il blocco dei flussi, bensì la riforma del meccanismo degli ingressi, troppo macchinoso”.

Ad attrarre immigrazione è l’offerta di lavoro, non l’offerta di permessi di soggiorno. Per l’immigrato è già una conquista migliorare la propria condizione rispetto alla situazione da cui proviene. Negli altri paesi europei, per regolarizzarsi è sufficiente avere un lavoro. E non per questo arrivano un milione di nuovi immigrati al mese. La Bossi-Fini esiste solo in Italia. Con i risultati che abbiamo visto. La perdita del potere d’acquisto è data proprio dal lavoro nero, dalle centinaia di migliaia di immigrati, che il governo rifiuta di regolarizzare. E magari lo rifiuta proprio per questo. Alla fine, razzismo e xenofobia servono, non per bloccare e respingere immigrati, ma per tenerli in una condizione di clandestinità, al fine di sfruttarli meglio, sottopagarli, e mediante questa concorrenza sleale, deprimere anche le condizioni del lavoro regolare.

L’allarme TBC associato agli immigrati

Pubblicato in Razzismo, Salute, Stranieri da Roderigo il Novembre 1, 2008

Mappa mondiale della diffusione di TBC

Mappa mondiale della diffusione di TBC

Periodicamente, la presenza degli stranieri viene associata a nuove paure. Una di queste è che portino malattie, tra cui alcune ormai debellate. Si veda, l’allarme TBC. Ciò nonostante il fatto che otto stranieri su dieci si ammalino in Italia, in conseguenza delle loro condizioni materiali di vita. Mio padre, immigrato dalla Calabria a Torino, negli anni ‘60 si è ammalò di tubercolosi, ma si ammalò a Torino, non portò il virus dalla Calabria. Che il 50% dei nuovi casi di TBC sia riscontrato sugli immigrati, non dipende necessariamente dal fatto che se la sono portata dietro, dipende dalle loro condizioni di vita qui, in Italia, e dall’impossibilità di avere accesso alle medicine, agli antibiotici, quando prendono malattie batteriche e virali alle vie respiratorie, e infatti si ammalano dopo uno o due anni di permanenza, non arrivano già infettati. Mia moglie, ungherese, nei suoi primi due anni di permanenza ha avuto due violentissime influenze (mentre nel suo paese ha avuto solo normali raffreddori), poi si è adattata. Se non avesse potuto curarsi, non so quali complicazioni avrebbe potuto avere. Piuttosto, di questi allarmi e di questi allarmismi, quale uso ne facciamo? Eleviamo barriere immaginarie o garantiamo a tutti gli immigrati l’assistenza sanitaria (a tutela di tutti, anche nostra)? Si vedano in poposito, le iniziative della Lega Nord.

In verità, l’allarme che associa l’arrivo degli immigrati al ritorno di malattie già debellate, in primo luogo la tubercolosi, risale ai primi anni ‘90, senza aggiungere nulla di nuovo. Si vedano questi due articoli del Corriere della Sera. «La tubercolosi in Italia dall’Est Europa» (26 ottobre 2008), Il ritorno della Tubercolosi (13 settembre 1995). Ma il vero problema, non è dato dall’aumento della TBC, quanto dalla sua non diminuzione da quindici anni a questa parte. E consideriamo che, in questo periodo, gli immigrati sono aumentati di sei volte, senza perciò generare effetti moltiplicatori nella diffusione della malattia, come di qualsiasi altro fenomeno negativo ad essi indebitamente associato. Il picco di casi di tubercolosi in Italia lo si è avuto nel 1996: 5500, mentre oggi risultano 4500, per una media annua di 4200/4700. Riguardo i dati sulla diffusione della TBC nel mondo, è possibile consultare il database dell’OMS.

Il lavoro degli immigrati vale il 9% del PIL

Pubblicato in Stranieri da Roderigo il Agosto 25, 2008
Annozero, 15 maggio 2008

Annozero, 15 maggio 2008

La grande maggioranza dei clandestini sono lavoratori in nero. Non hanno bisogno di rubare, ma concorrono ad una illegalità lavorando nell’economia sommersa (che è un fenomeno indigeno). Ciò avviene perchè: 1) molti imprenditori vogliono ridurre al massimo il costo del lavoro; 2) il governo non concede quote di regolarizzazione sufficienti. Quindi bisogna: far emergere il lavoro nero; aumentare le quote d’ingresso. Con l’immigrazione l’Italia non si accolla affatto un peso sociale, al contrario, produce maggiore ricchezza in una proporzione pari al 9% del PIL. I paesi che hanno ancora più immigrati di noi, hanno anche una crescita economica superiore alla nostra. La produzione di questa ricchezza finisce per costituire un argine all’immigrazione stessa, poichè attraverso le rimesse si fornisce l’aiuto più efficace ai paesi di provenienza degli immigrati, si permette agli immigrati in Italia, secondo le loro stesse aspettative, di tornare in patria dopo aver accumulato un sufficiente risparmio. Il costo sociale degli immigrati è di 7 miliardi di euro l’anno. Ma la ricchezza prodotta dal lavoro degli immigrati è di 141 miliardi di euro l’anno. L’Italia non ce la farebbe senza. Certo, quello che spendiamo in repressione sarebbe più proficuo spenderlo in accoglienza.

Annozero, 15 maggio 2008

Se davvero all’Italia gli immigrati costassero più di quanto rendono, non verrebbero da noi, poichè la loro domanda di lavoro non troverebbe offerta. A loro volta, gli italiani si attiverebbero sul serio per respingere gli immigrati, invece di fare leggi e sanatorie per regolarizzarli. Il precedente governo Berlusconi ne ha regolarizzati 700 mila. E la Confindustria non protesterebbe contro le quote di ingresso troppo basse, chiedendone almeno il raddoppio. Se gli immigrati vengono da noi e noi li accogliamo, vuol dire che l’interesse è reciproco. E in questo interesse reciproco, siamo proprio noi quelli che ci guadagnano di più, perchè la presenza degli immigrati costituisce un argine al nostro declino economico. Senza di loro, saremmo già precipitati in una drammatica recessione. Le politiche di chiusura all’immigrazione, non si propongono seriamente di respingere ed espellere tutti gli immigrati “ufficialmente” indesiderati. Cosa peraltro materialmente impossibile. Si propongono solo di mantenerli clandestini, cioè esclusi dai diritti e dai contratti, in modo da poterli sfruttare meglio. Gli sfruttatori fanno parte della base di consenso di queste politiche e dei partiti che le propugnano (e propinano).

Agli immigrati diamo il buon esempio

Pubblicato in Stranieri da Roderigo il Agosto 24, 2008
Alcuni dei migranti arrivati a Lampedusa. In questo agosto 2008 il picco delle provenienze dal Corno d'Africa Reuters

Alcuni dei migranti arrivati a Lampedusa. In questo agosto 2008 il picco delle provenienze dal Corno d'Africa Reuters

Oltre a favorire le regolarizzazioni, potremmo fare ancora molte cose per migliorare la situazione e il rapporto con gli immigrati. Concedere il diritto di voto (almeno nelle elezioni amministrative). Questo ridimensionerebbe le speculazioni elettorali, politiche e governative sul razzismo e la xenofobia e indurrebbe la classe politica a provvedimenti più lungimiranti per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Evitare di usare l’allarmismo per vendere i giornali e guadagnare audience nei programmi di informazione televisiva Questo ridurrebbe le fobie dell’opinione pubblica. Migliorare il rispetto indigeno della legalità. Vogliamo integrare gli immigrati, ma siamo sicuri di volere davvero che gli immigrati diventino come noi? Il paese della mafia, della corruzione, dello stragismo impunito, che prende le impronte agli zingarelli? Imprenditori che non rispettano i diritti sindacali, le norme ambientali, le norme sulla sicurezza, che non vogliono pagare i contributi; che non vogliono fare i contratti; commercianti e liberi professionisti che evadono il fisco, non rilasciano la fattura, nè gli scontrini, che fanno la cresta sul prezzo; politici corrotti e operatori privati corruttori. Mettiamoci anche qualche lavoratore fannullone. Abbiamo un governo il cui primo atto è stato approvare una legge per garantire l’impunità del suo presidente e mezzo paese che gli concede consenso, non malgrado questo, ma proprio per questo, perchè si identifica, perchè spera di usufruire di qualche briciola di impunità e illegalità anche per sé. Come diceva il mio fruttivendolo: so che rubano e li voto perchè così posso rubare anch’io. Da chi prende esempio, l’immigrato che arriva? Che ambiente trova? Davvero gli è richiesto rispetto e onestà per potersi inserire? Si straparla di stupri. Facciamo finta che gli immigrati siano tutti stupratori, cosa possiamo dirgli? Di prendere esempio dai mariti italiani? Di comportarsi bene nei vicoli di notte, così come si comportano i nostri uomini in camera da letto? O i nostri datori di lavoro con le loro dipendenti? Forse, sarebbe meglio il contrario.

Più immigrati e meno reati

Pubblicato in Stranieri da Roderigo il Agosto 23, 2008

Liberazione 3 novembre 2007

Dal 1992 ad oggi, la presenza dei migranti in Italia è aumentata del 600%. L’andamento dei reati invece è diminuito, come si può leggere nella tabella qui di fianco a destra. Perciò, la convinzione secondo cui più immigrati comportino più criminalità, è solo l’indicatore di un notevole aumento del razzismo. Non so dire, in quale percentuale.

Gli omicidi si sono più che dimezzati tra il 1990 e il 2004: da 1773 sono passati a 714. E’ vero che sono diminuiti di più al Sud, dopo che sono finite le guerre di mafia, ma anche nelle regioni del Nord dove si sono concentrati gli immigrati sono molto decresciuti: da 135 in Lombardia nel 1990 a 91 nel 2004. Da 44 a 31 in Emilia Romagna, e così via. Nel Nord sono diminuiti meno perché partivano già da una base più ridotta. Le rapine cruente, quelle più feroci dove si spara e muore qualcuno, hanno provocato 118 morti nell’Italia del 1990, e solo 18 nel 2003. In Lombardia gli omicidi per rapina sono passati da 11 a 3. In Piemonte da 5 a 1. In Emilia Romagna da 6 a zero (cfr. Pino Arlacchi). Si riferisce che gli stranieri sono il 39% dei denunciati per violenza sessuale. Ma solo il 9% delle donne denuncia la violenza sessuale e il 70% delle vittime lo sono dei mariti e sono mogli di nostri connazionali. Dunque, si tratta del 39% di un 9%.

Liberazione 3 novembre 2007

Liberazione 3 novembre 2007

Così come, gli immigrati ci sostituiscono, in parte, nei lavori più umili di ogni attività: nei cantieri, negli ospedali, nelle famiglie, così avviene nelle attività criminose. Tuttavia, con il passare degli anni gli stessi immigrati hanno partecipato alla diminuzione dei reati. Prendiamo il dato del reato più grave, l’omicidio. Dal 1988, le denunce per omicidio a carico di stranieri sono aumentate di 5,3 volte, ma gli stranieri sono aumentati di 6,25 volte. Quindi, in proporzione al numero degli stranieri, nel corso degli anni, le denunce sono diminuite. Nel complesso, allora, anche gli stranieri partecipano alla diminuzione del numero dei reati.

Inoltre, come ammettono le statistiche istat, e i rapporti del ministero dell’interno, gli immigrati regolari delinquono in proporzione nella stessa misura degli italiani. Il problema riguarda gli irregolari, ed è perciò legato alla loro condizione di irregolarità. Soprattutto nei primi sei mesi di permanenza. Da qui, l’esigenza di una politica che favorisca la regolarizzazione. La politica opposta, quella della chiusura, del respingimento, della caccia allo straniero, ha come effetto quello di costringere i migranti nella clandestinità e di farne così massa di reclutamento per la criminalità organizzata.

Le colf sono utili almeno quanto le prime quattro cariche dello stato

Pubblicato in Stranieri da Roderigo il Agosto 22, 2008
Badanti spingono le carrozzelle di due anziane signore Alexey Pivovarov/Prospekt

Badanti spingono le carrozzelle di due anziane signore Alexey Pivovarov/Prospekt

Una notizia di alcuni giorni fa: “Chiusa in casa e stuprata per giorni Colf ucraina denuncia un italiano“. Dice l’articolo “che pur nello stato di clandestinità, ha avuto il coraggio di denunciare il suo aguzzino”. Ignoro oggi la sorte della ragazza, vedo che l’articolo di Repubblica è stato aggiornato e aggiunge che il Comune di Milano l’aiuterà attraverso le proprie strutture di protezione. Ne sono felice e spero che ciò significhi pure che provvederà alla sua regolarizzazione e al suo inserimento sociale. Sarebbe una doppia ingiustizia se alla fine, lei fosse espulsa e reimpatriata nel suo paese, nonostante volesse rimanere in Italia. Tuttavia, a norma di legge dovrebbe capitare così, e ciò dice quanto la legge sia irrazionale fino a scoraggiare l’emersione di situazioni analoghe a questa: le vittime sono messe tra l’incudine e il martello, l’incudine di rimanere sottomesse ai loro aguzzini e il martello della minaccia di espulsione, mentre agli aguzzini si presta un’arma di ricatto in più, che vale fino a che lei non supera la soglia della disperazione. Mentre un minimo di buon senso suggerirebbe l’idea di concedere a lei e a tante persone come lei la possibilità di richiedere e ottenere un permesso di soggiorno e di fare la colf con un contratto normale, tanto più che la sua attività di assistenza nel nostro paese è richiestissima da centinaia di migliaia di famiglie disponibili a pagare i contributi. Le colf “clandestine” sono utili e necessarie almeno quanto le prime quattro cariche dello stato, se non di più: perchè non dovrebbero meritare un lodo anche loro? Persino Maroni, in un momento di lucidità, è arrivato a ipotizzare la necessità di regolarizzare le badanti.