Guerra del Caucaso, diritto di secessione, la Nato ai confini della Russia
Nessuno degli attori del conflitto si è mosso nel rispetto del Diritto internazionale. Nella denuncia della “spropositata” o “sproporzionata” reazione russa, è implicita l’ammissione di una responsabilità iniziale della Georgia, a cui la Russia ha, appunto, reagito. La reazione “spropositata” ha avuto come obiettivo la vittoria di una guerra lampo, la cui alternativa poteva essere un lungo e ben più sanguinoso pantano. La Russia ha chiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che però, per le sue divisioni interne, non ha deliberato nulla. Gli Usa, è noto, sono solidali con la Georgia, e forse persino complici della sua impresa militare. Nel conflitto, il tempo e l’effetto sorpresa erano fattori decisivi. L’attacco all’Ossezia del sud è stato deciso mentre Putin era a Pechino per le Olimpiadi e Medvedev in vacanza. Se la Georgia fosse riuscita per tempo a occupare tutto il territorio sud-ossetino e a bloccare il tunnel di Roki, unica via di comunicazione tra Russia e Ossezia del sud, la riconquista georgiana sarebbe stata a quel punto un fatto compiuto, non più rovesciabile, salvo ricorrere da parte russa ad un uso devastante e a tutto campo dell’aviazione contro Tbilisi. – cfr. Astrit Dakli, “La sconfitta americana”, il manifesto 13 agosto 2008
Non pongo ora la questione in termini di diritto, solo constato che il separatismo sud-osseto è una reazione al separatismo georgiano. Poi, sappiamo bene che la Russia è incoerente rispetto a Cecenia e Ossezia, così come gli Usa sono incoerenti rispetto a Ossezia e Kosovo. Però, questo non vuol dire che dobbiamo essere incoerenti anche noi. Personalmente, ritengo che in queste situazioni chi vuole separarsi debba essere aiutato a trovare una soluzione di autonomia amministrativa nell’ambito dello stato in cui si trova. In linea di principio, sono favorevole all’aggregazione tra gli stati, non alle separazioni. Però, non penso che alla fine la soluzione possa essere coercitiva, quindi l’ultima parola, secondo me, spetta alla popolazione interessata. Così come la Georgia ha deciso il suo status con un referendum, anche l’Ossezia del sud, in mancanza di alternative, deve poterlo fare. Infine, c’è la questione che riguarda il confronto tra Stati Uniti e Russia. Se il Caucaso sottomesso alla Russia è inaccettabile, l’idea che in quella regione, a ridosso dei confini russi, possa insediarsi la Nato, con i suoi armamenti puntati contro Mosca, lo è ancora di meno. E’ come se i russi pretendessero di installarsi in America latina. I missili a Cuba quasi provocarono la terza guerra mondiale.
La guerra tra Russia e Georgia per l’Ossetia del sud
D’improvviso una guerra ci compare sui primi titoli dei TG e sulle prime pagine dei giornali: la Russia bombarda la Georgia e la invade, violando la sua sovranità. Stentiamo a capire cosa e perchè, ci viene solo da pensar male di Putin, non a torto, il massacratore della Cecenia. Qualcosa però è successo prima: la Georgia, violando la tregua del 1994, ha attaccato l’Ossetia del sud, una provincia della stessa Georgia, che vuole unificarsi con l’Ossetia del nord, provincia russa. Tutto ha inizio con il disfacimento dell’Urss e somiglia alle convulsioni belliche dei Balcani: nel 1991, la Georgia, con un proprio referendum, si dichiara indipendente dall’Urss e le province georgiane dell’Ossetia del sud e dell’Abkhazia (entrambe filorusse) si autoproclamano indipendenti a loro volta.
L’Ossetia del sud, poco più grande della provincia di Viterbo, si staccò dall’Urss, dopo una guerra a bassa intensità, durata molti mesi con qualche migliaio di vittime. Una precedente secessione avvenne già nel 1920, con gli osseti pro-bolscevichi combattuti dai georgiani pro-menscevichi. Il suo governo, riconosciuto da nessuno stato, è presieduto da Eduard Kokoity. Dal 1992 la pace è garantita da un contingente di militari russi e georgiani sotto mandato ONU. Ha circa 70 mila abitanti, quasi tutti di etnia e lingua osseta (un gruppo di origine iranica totalmente diverso dai georgiani). Parte del territorio però è controllato direttamente da Tbilisi, in una sorta di scacchiera di villaggi dell’una e dell’altra etnia (cfr. il manifesto 09.08.2008).
Facendo un confronto con la guerra contro la mini Jugoslavia del 1999, possiamo vedere l’Ossetia del Sud nella parte del Kosovo, la Georgia nella parte della Serbia, e la Russia nella parte degli Stati Uniti. Con la differenza che gli americani con la Jugoslavia non c’entravano nulla e in nessun modo Belgrado poteva costituire un pericolo per la loro sicurezza, mentre la Georgia sta ai confini con la Russia, è stata parte dell’Urss, ed ora vorrebbe entrare nella Nato. In un’altro confronto possiamo vedere l’Ossetia nella parte della Cecenia e la Georgia nella parte della Russia. Due scenari diversi, vedono il medesimo stato, la Russia, sostenere principi diversi: il primato della sovranità e dell’integrità territoriale nel caso del conflitto con la Cecenia, e il primato dell’autodeterminazione dei popoli nel caso del conflitto tra Georgia e Ossetia del sud. Due pesi, due misure. Stesso discorso per gli Stati Uniti, che nel caso della Serbia violando pure gli accordi di Kumanovo, sostengono il separatismo del Kosovo e nel caso della Georgia la lotta al separatismo dell’Ossetia del sud. Il diritto internazionale si conferma una variabile dipendente dei rapporti di forza e degli interessi geostrategici e geopolitici. Non è una novità, ma dato che la propaganda bellica ci viene sempre propinata in punta di principio, possiamo tranquillamente misurare la coerenza del propinatore e provare a conoscere meglio le ragioni vere del conflitto.
Storicamente la guerra si fa per conquistare il controllo su materie prime, risorse economiche, fonti energetiche, rotte di transito commerciali, mercati e manodopera, ma anche per compattare e stabilizzare il fronte interno. Per cosa può essere importante l’Ossetia del sud, fino al punto da valere una guerra? : 1) la guerra iniziata giovedì scorso con l’invasione georgiana dell’Ossetia del sud è la prosecuzione della guerra combattuta tra il 1991 e il 1992, quando le milizie locali si scontrarono con Tbilisi che aveva revocato alla regione il suo status di autonomia. 2) L’Ossetia del sud è l’unica strada che collega Russia e Georgia (e Armenia e Iran) attraverso la catena del Caucaso: un flusso commerciale importante. I separatisti hanno fatto dell’Ossetia una centrale del contrabbando. 3) I georgiani vogliono l’Ossetia anche per puro principio nazionalista e i russi la vogliono anche per puro principio imperiale (cfr. l’analisi di Astrit Dakli dal Manifesto del 10 agosto 2008). Con la risposta militare Mosca tenta di imporsi come garante delle repubbliche separatiste filo-russe, ristabilire la sua egemonia sul Caucaso, sottomettere la Georgia alla propria area di influenza, allontanare le prospettive di una adesione di Tbilisi alla Nato, evidenziare l’impotenza dell’Europa e degli Stati Uniti a difendere concretamente la sovranità di un loro alleato ai confini della Russia. Al di là delle intenzioni, questi sembrano essere comunque gli effetti del conflitto.
L’accordo proposto dalla mediazione europea, soprattutto per iniziativa del presidente francese Sarkozi, sostanzialmente conferma il prevalere delle ragioni della Russa: “L’accordo si articola in sei punti: impegno a non ricorrere alla forza; cessazione immediata dei combattimenti; via libera all’arrivo di aiuti umanitari; rientro delle forze armate georgiane nelle caserme; ritiro delle forze russe nelle posizioni che ricoprivano prima della guerra; apertura di un dibattito internazionale sullo status di Abkhazia e Ossezia del Sud. In una lettera inviata dal presidente francese Nicolas Sarkozy al suo omologo georgiano Mikhail Saakashvili, è scritto poi che le forze russe potranno effettuare pattugliamenti a “qualche chilometro” al di fuori dell’Ossezia del sud in territorio georgiano, escludendo però la città di Gori (Repubblica 16 agosto 2008). I militari russi rimangono in Ossetia e possono persino addentrarsi in territorio georgiano, ma soprattutto, si avvia un processo su Abkhazia e Ossetia del sud che verosimilmente potrà concludersi con la loro indipendenza, sul modello del Kosovo. Il contrario di quello che vuole Washington. Per l’America, che aveva investito nella Georgia, come “faro di libertà”, come avamposto della penetrazione Usa nell’Asia centrale ex sovietica, fino a coordinare, nel 2003, la “Rivoluzione delle rose” contro l’allora presidente Eduard Shevardnadze, e ad inviare istruttori militari per l’addestramento dell’esercito georgiano, è una sconfitta (cfr. Tommaso Di Francesco, Manlio Dinucci, “Georgia la libertà made in Usa“).
Questi sono gli aspetti geopolitici che conquistano di solito la principale attenzione, ma la guerra è anche e soprattutto una tragedia umanitaria che coinvolge in prevalenza i civili, in primo luogo in questo conflitto russo-georgiano, gli abitanti dell’Ossetia del sud e poi anche della Georgia: morti, feriti, profughi e impossibilità di un rapido invio di soccorsi e aiuti umanitari. Si veda l’analisi di Thomas de Waal*, Londra, per IWPR, 11 agosto 2008: “Ossetia del sud, una catastrofe evitabile“.


