Obama “abbronzato” e le gaffe di Berlusconi
La destra italiana ha salutato la vittoria di Obama alle presidenziali Usa 2008, nel modo più goffo possibile. Prima Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del PDL, dichiara che «Ora Al Qaeda è più contenta», per meritarsi i manifesti del PD, che lui stesso all’uscita da Palazzo Madama ha provveduto a strappare con le sue mani. Poi, interviene da Mosca il premier Berlusconi e conquista definitivamente la scena, definendo Obama «giovane, bello e abbronzato», battuta ripresa da tutti i media del mondo, che provoca la vergogna degli italiani all’estero e su Internet., compreso questo video che ci mostra quanto Obama consideri Berlusconi (discorso al Congresso Usa, 2006). Tra le prese di posizione dei nostri connazionali espatriati, si distingue quella di Carla Bruni, «felice di aver acquisito la cittadinanza francese», senza essere in alcun modo “corretta” dal marito, evidentemente concorde. Quale significato dare a queste battute: un afroamericano alla presidenza degli Stati Uniti è arrivato in anticipo sui tempi, o i nostri inconsapevoli razzisti si attardano a cedere il passo ad un necessario ricambio culturale e generazionale? La destra del nostro paese, in questi anni e di recente, ha offerto un vasto campionario di battute e di gaffe, che esprimono, non solo mancanza di bon ton, ma soprattutto la presenza di una subcultura, di una mentalità di tipo fascistoide, che di volta in volta pretende di rimettere al loro posto, i neri, i gay, le donne, gli immigrati, gli oppositori, i contropoteri, insomma un po’ tutto ciò che appartiene alla democrazia e alla diversità. Il primato spetta di certo al presidente del consiglio. Andando a memoria e ricercando su Google, ecco le sue chicche più famose, quelle per cui di volta in volta è stato frainteso, non l’ha detto, stava solo scherzando.
Il premier al capogruppo Spd: “Stanno preparando un film sui campi di concentramento, la proporrò per il ruolo di kapò”. Il duello verbale Schulz-Berlusconi. Il tedesco: “Difficile accettare che un Presidente del consiglio risponda con questi toni durante un dibattito”. (02.07.2003)
Singolare episodio al summit dei ministri degli Esteri Ue. Il capo del Governo: “Ma io stavo solo scherzando”. Berlusconi fa le corna nella foto del vertice Ue. Il premier si abbandona al gesto per far divertire un gruppo di boy-scout che assisteva alla scena. (08.02.2002)
Il premier in un’intervista-choc al britannico “The Spectator”. “Se fanno i magistrati è perché sono diversi dagli altri”. Berlusconi: “Fare i giudici è da disturbati mentali” Sulla politica estera: “Imporre la libertà con forza”. “I giornalisti? Mi attaccano perché vorrebbero essere me”. (04.09.2003)
L’inaugurazione ufficiale della sede dell’Authority alimentare. «Ho fatto il playboy per far vincere Parma»
“Troppo rosa il governo di Zapatero”. E Berlusconi indigna la Spagna. Critiche anche dal Psoe. Poi il leader del pdl precisa: «Sono stato frainteso». La ministra di Zapatero: «Berlusconi offensivo e inappropriato sulle donne» La dura replica di Magdalena Alvarez dopo le frasi del Cavaliere sul governo spagnolo «troppo rosa» (16.04.2008)
Nuove battute e gaffe del Cavaliere, intervenuto all’apertura della campagna del candidato sindaco di Monza. Berlusconi: “Non parlo più di donne e i gay sono tutti dall’altra parte” Grillini: “Magari fosse vero! Lavoro perché la sua profezia si avveri”. Luxuria: “Sicuramente quelli di sinistra sono dei coglioni gay…” (06.02.2007)
Il premier, durante una conferenza stampa, scherza sulle voci di una storia tra Veronica Lario e il filosofo. Berlusconi: “Rasmussen più bello di Cacciari. E mia moglie…” (04.10.2002).
La sfida al terrorismo. La posizione dell’Italia. «L’ Occidente è una civiltà superiore» Berlusconi: da noi c’ è rispetto dei diritti, nei Paesi islamici no. Bisogna dare aiuti ai palestinesi. (27.09.2008)
Il premier: «I comunisti nella Cina di Mao bollivano i bambini». Il Cavaliere su Prodi: «E’ solo un poveraccio»
«Scusate il linguaggio rozzo ma efficace… Ero ironico». Berlusconi: «Non credo tanti coglioni….» «Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che che sceglieranno per il proprio disinteresse». (06.04.2006)
Il leader del Polo scherza con i passeggeri della nave Azzurra. E scatena l’ira delle associazioni dei malati e dei politici. Barzelletta sull’Aids. E’ bufera su Berlusconi Rosy Bindi: “Parole offensive”. Veltroni: “Superato ogni limite”: Un malato di Aids va dal medico e gli chiede: “Dottore cosa posso fare per la mia malattia?” Il medico risponde: “Faccia delle sabbiature”. “Ma dottore, mi faranno veramente bene?”. “Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra” (04.04.2000). Berlusconi ironico: «Ho fatto la corte al presidente della Finlandia pur di convincerla». «Opposi veto all’Ue, passai per cattivo» (22.06.2005). Berlusconi a Napoli torna ad attaccare la magistratura e le cooperative rosse. «La sinistra la scampa grazie ai giudici». (28.03.2008)
Obama presidente Usa

Obama e la famiglia sul palco del Grant Park di Chicago dove ha fatto il suo discorso della vittoria (Afp)
In molti abbiamo gioito per la vittoria di Obama e nonostante fosse attesa, nel momento in cui davvero si è realizzata ce ne siamo stupiti. Al suo annuncio, alla sua marcia trionfale, ci siamo gradualmente abituati, ma sempre proiettandola in un al di là ancora da venire. Poi ci siamo vergognati per i commenti di Gasparri, subito surclassato dall’umorismo di Berlusconi. Senza stupircene. Sappiamo che in America e nel mondo occidentale all’incredulità gioiosa corri-sponde anche un po’ di tristezza incredula, perchè un nero presidente non è ancora un fatto compiutamente normale. E’, come è stato scritto da Timoty Garton Ash, la scrittura delle ultime righe dell’ultimo capitolo della storia americana, piuttosto che le prime di un capitolo nuovo. Di qui l’incertezza di quel che sarà la sua presidenza, di se e quanto deluderà le aspettative, prospettiva ritenuta dalla maggior parte dei commentatori inevitabile, dato il mito che si è creato intorno a lui, negli Stati Uniti e soprattutto nel resto del mondo. Per Lucio Caracciolo, considerando i guai in cui l’America è invischiata, dalla due guerre in Iraq e in Afghanistan, alla crisi finanziaria, il nuovo presidente dovrà occuparsi in primo luogo degli interessi del suo paese e solo se potrà, proverà ad occuparsi anche dei nostri, perciò saremo i primi probabili delusi.
Ma chissà. Il realismo tante volte si limita a proiettare nel futuro la realtà del presente. Se torniamo indietro di un anno e mezzo, troviamo un senatore dell’Illinois sconosciuto a cui venivano attribuite possibilità irrilevanti di spuntarla nelle primarie contro Hillary Clinton, il vero scontro in cui si è giocato la presidenza. Io stesso ricordo di aver pensato ad una impresa simile a quella di Jesse Jackson nel 1984, che arrivò terzo dietro a Walter Mondale e a Gary Hart e poi nel 1988, secondo dietro Dukakis. Pensavo, sarà comunque importante sostenerlo, che prenda più voti possibile, per i rapporti di forze interni al partito democratico e poi, chissà, forse un posto come vice si può sperare. D’altra parte era rivoluzionaria anche l’ipotesi di una donna primo presidente. E si, in questa occasione i democratici hanno avuto l’imbarazzo della scelta tra due candidature simbolicamente eccezionali. Ma ha prevalso l’outsider, non la candidata dell’estabilisment.
Per capire cosa potrà accadere in futuro, forse è importante capire cosa è accaduto fino ad ora, cioè come è successo, cosa ha determinato la vittoria di Obama. Il personaggio, le sue qualità personali, il suo essere secchione, vigoroso energico, formidabile lavoratore e organizzatore? Il suo programma? Il suo essere afroamericano “non rivendicativo”? Il suo essere nuovo, interprete del cambiamento, dopo anni di conservazione e restaurazione? La disastrosa presidenza Bush? Il rifiuto delle dinastie? L’opposizione alla guerra in Iraq? L’inizio della crisi economica e finanziaria? Il formarsi di un nuovo blocco sociale nella società americana? L’incidenza di qualcosa che non c’era mai stato prima e che già aveva reso verosimile la candidatura di Howard Dean, nel 2004, ovvero: internet,? Abbiamo in mente un po’ tutte queste motivazioni e in certa misura c’entrano tutte, ma cosa sia stato davvero determinante, forse ci sfugge. Secondo Nicholas Negroponte, così come si disse che Kennedy vinse grazie alla televisione, oggi si potrebbe dire che Obama ha vinto grazie a YouTube. Invece, per Naomi Klein, decisivo è stato il crollo di Wall Street, che ha neutralizzato la rimonta di McCain dopo la scelta della vice, Sarah Palin.
