DAILY ROD

Le “cose buone” del fascismo

Pubblicato in Storia da Roderigo il Settembre 2, 2008
L'Espresso 1963

L'Espresso 1963

Capita di leggere online elenchi di “buone cose” compiute dal fascismo, elenchi che variano da dieci a cento punti. I treni in orario, la refezione scolastica, la bonifica dell’agro pontino, il doposcuola, la lotta alla mafia, etc. Tra le cose buone capita di leggere anche quelle cattive: la guerra d’Abissinia e le opere pubbliche in Etiopia, il Tribunale Speciale, il patto Anti-Comintern, i Patti lateranensi, etc. Di solito, ci vengono risparmiate le leggi razziali. Insomma, si tratta di cose buone, cose false, cose cattive, cose che avrebbe fatto qualsiasi governo, in quegli anni, per modernizzare il paese. Ma la sostanza del fascismo quale fu? Prendiamo un qualsiasi soggetto, anche inventato, per esempio, Hannibal Lecter. L’elenco dei suoi pregi supera probabilmente quello dei suoi difetti. Uomo di cultura e gusti raffinati, intenditore di arte e di letteratura, degustatore di vini e di cibi, ottimo cuoco, signore galante, cortese, gentiluomo, amabile conversatore, intelligenza analitica, coraggio, forza. Qualità autentiche, mica come le cose buone del fascismo. Ma commetteva delitti efferati, benchè animato da una morale nobile. e così neppure di lui, per quanto ci sia simpatico,  riusciamo a farci una idea positiva. Dovremmo essere più indulgenti con Mussolini? La violenza squadrista per schiacciare gli oppositori, il carcere e il confino per gli antifascisti, le guerre di aggressione, le leggi razziali, l’alleanza con Hitler, la distruzione del paese nella seconda guerra mondiale. Non è questa la sostanza del fascismo? E d’altra parte, i fascisti di oggi non sono tali essenzialmente nell’identificazione identitaria con la storia di quel regime?

Si invita a contestualizzare, a non guardare a ieri con gli occhi di oggi, così come facciamo con Giulio Cesare, senza troppo curarci di quello che fu il destino dei galli. Ma gli occhi di Giacomo Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Giovanni Amendola, di Pietro Gobetti, di Antonio Gramsci, sono di ieri o di oggi? E con Cesare come ci comportiamo? Noi vediamo la guerra gallica anche dal punto di vista dei galli. Tra le cose buone di Cesare non includiamo il massacro di un milione di galli. Abbiamo una idea vagamente positiva di Vercingetorige. E abbiamo da molti anni un fumetto molto popolare (Asterix e Obelix)  che simpatizza per i galli e ridicolizza i conquistatori romani. Di Cesare pensiamo bene, perchè gli attribuiamo una funzione progressiva, lo collochiamo nel campo democratico dell’epoca, la migliore fra tutte le alternative, perchè migliorò la condizione materiale di vita nelle province. Ma pensiamo piuttosto male del resto del suo triumvirato: di Pompeo e soprattutto di Crasso, di cui ricordiamo la fallimentare spedizione contro i parti, quasi quasi solidarizzando con i parti che, si narra (e la leggenda ce la tramandiamo fino ad oggi come se fosse stata una sorte più meritata che crudele) lo uccisero facendogli bere dell’oro fuso, per punirlo della sua avidità. Nell’Italia degli anni 1922-1945, sarebbe Mussolini l’equivalente di Cesare? Il più democratico di tutti i leaders, a parte Clodio? E Pompeo e Crasso chi sarebbero. E le province che migliorano le proprie condizioni di vita, quali? Libia e Abissinia? E le gloriose imprese militari che ne illustrano l’onore e il coraggio, quali? L’aggressione alla Francia già battuta dalla Germania?

Per spiegare cosa rimane del fascismo, si arriva anche a citare Giuseppe Mazzini il padre dei repubblicani. E’ vero che tempo fa comparve un articolo di Panebianco sul Corriere della Sera che riconduceva la triade Dio-Patria-Famiglia, non al fascismo, ma a Mazzini. Tuttavia, il riferimento è molto generico e il modo di declinare quelle parole può essere completamente diverso. In nome di dio si è fatto di tutto e il suo contrario. La famiglia possono essere anche i pacs, i dico, le coppie di fatto, le unioni omosessuali. L’idea di patria ha un valore, se vuoi unire un paese diviso in tanti stati e liberarlo dalla dominazione straniera, per divenire uno stato sovrano tra stati sovrani. Ne assume uno diverso se vuoi soggiogare altri popoli, per divenire un impero.

Il consenso al fascismo: il conformismo

Pubblicato in Storia da Roderigo il Agosto 4, 2008
Benito Mussolini, presidente del Consiglio dei ministri

Benito Mussolini

Il fascismo ebbe anche un consenso di massa, ma che si trattasse della “stragrande maggioranza degli italiani” non lo sappiamo e lo stesso regime non doveva esserne tanto sicuro, se preferì abolire i partiti, chiudere il parlamento, uccidere, arrestare, confinare gli oppositori, vietare la libera stampa e non indire mai più le elezioni. A che pro, se la “stragrande maggioranza degli italiani” fosse stata pronta a votarlo? Possiamo presumere che il consenso al fascismo riguardasse più il vertice che non la base della gerarchia sociale,  le cui condizioni materiali di vita, tendevano a peggiorare in conseguenza della politica economica mussoliniana. Ma cosa era il “consenso” in un regime nel quale non esisteva libertà di scelta?  Era il consenso passivo di un’ampia zona grigia della società, che manifestava indifferenza, conformismo, per ignoranza, per paura o per convenienza, quando la sorte individuale della propria carriera sembrava legata alla sorte della dittatura. Le condizioni di violenza squadrista in cui si svolsero le ultime elezioni, quelle del 1924, sono descritte e denunciate dall’ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti, che proprio per questo venne sequestrato e ucciso. Fin dal principio, dal 1922 al 1926, il governo Mussolini emise una serie di decreti che obbligavano i dipendenti pubblici a scegliere tra l’adesione al nuovo governo e l’abbandono del proprio posto di lavoro.

La “Rivoluzione fascista” fu meno violenta della “Rivoluzione Bolscevica”, perchè non fu una rivoluzione. Mussolini potè giungere al potere in vagone letto, poichè aveva il consenso della monarchia, della magistratura, dell’esercito, degli industriali, degli agrari, del Vaticano, del complesso delle vecchie classi dirigenti e pure la benevolenza o la neutralità delle potenze occidentali che non effettuarono alcuna invasione del paese, nè strinsero cordoni sanitari intorno all’Italia. In Russia invece, i bolscevichi erano un elemento esterno alle vecchie classi dirigenti, contro le quali il potere dovettero conquistarselo combattendo sul serio.

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