Israele attacca Gaza, è strage oltre 200 morti
L’ultima volta che Israele ha invaso Gaza (estate 2006), ha provocato centinaia di morti. E senza conseguire l’obiettivo di allora: la liberazione di Gilad Shalit. Perchè questa volta dovrebbe essere diverso? Perchè di morti ne farà migliaia? Questa volta l’obiettivo è imporre la cessazione del lancio dei qassam, che in otto anni hanno fatto una dozzina di vittime. Omicidi mirati, bombardamenti, incursioni di terra, blocchi economici, non hanno risolto nessuno dei problemi che Israele assume a giustificazione delle sue prove di forza. Ogni atto di violenza e morte ne provoca un altro, per rappresaglia, ritorsione, vendetta, in una spirale senza fine. Così sarà anche per questa inutile strage, compiuta oggi dall’esercito israeliano a Gaza, costata la vita a oltre 200 palestinesi, non sappiamo ancora quanti civili, quanti minori. Ad essi, altri se ne aggiungeranno tra le centinaia di feriti. Il conflitto israelo-palestinese, è anche un conflitto interno ai due campi, una rivalità che spesso determina atti apparentemente privi di ogni logica. Così è per il dualismo tra Fatah e Hamas, così è anche per il confronto interno al sistema politico israeliano, che a febbraio andrà ad elezioni anticipate, con Kadima attuale partito di governo, in crisi di consensi, accusato di debolezza dalla destra del Likud. La strage di oggi e quelle che temo seguiranno non metteranno fine al lancio dei Qassam. ma, faranno risalire Tzipi Livni, nei sondaggi?
Le badanti straniere e il lavoro delle donne

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La precondizione affinché le badanti straniere stiano a casa loro e che le donne italiane facciano altrettanto: casalinghe part-time o casalinghe a tempo pieno. Come le disgrazie, le idee restauratrici non vengono mai sole. Il lavoro non è soltanto una questione di retribuzione, ma anche qualità della vita, progetti, carriera, autorealizzazione. Ma a volte, la differenza tra un lavoro e l’altro significano ancora meno, ma già abbastanza. Nella pubblica amministrazione il part-time può precludere la partecipazione ad un concorso interno, perchè non hai accumulato sufficienti requisiti e così resti ad un livello più basso con una retribuzione più bassa. Nel privato, in tempi di crisi, i contratti atipici e part-time sono i primi ad essere tagliati. Noi non lavoriamo solo per avere uno stipendio, ma anche per essere cittadini, cioè persone autonome, indipendenti, socializzanti, realizzate o che tendono alla realizzazione. Non è affatto detto che persone realizzate e gratificate siano genitori peggiori per i loro figli, anzi è più probabile il contrario. Non solo: il lavoro ha valore come fattore di produzione della ricchezza nazionale. L’Italia è il paese più arretrato tra i paesi ricchi, perchè metà delle donne italiane non lavora. Si calcola che questa condizione ci costa il 17% del PIL. Al singolo marito, la moglie badante costa solo vitto e alloggio, ma allo stato costa la rinuncia ad una ricchezza enorme. Con questa ricchezza si potrebbe: finanziare la riduzione dell’orario di lavoro; lavorare tutti, ma meno, per avere più tempo per sè e per la propria famiglia.; sostenere un Welfare più efficiente per bambini e anziani; offrire lavori più qualificati agli stranieri. Perchè una laureata deve venire a farci la badante? Anche lei può svolgere un lavoro più gratificante e contribuire direttamente alla formazione della ricchezza nazionale.
Classi differenziali per bambini stranieri
La Lega Nord ha proposto l’istituzione di classi ponte per l’inserimento dei bambini stranieri nelle scuole italiane. La proposta ha suscitato reazioni negative, è stata ritenuta da più parti incivile e razzista. Ma il premier Berlusconi è intervenuto per difendere la proposta leghista. Una proposta che si inserisce nel quadro di una complessiva politica xenofoba di governo. Al tema delle classi differenziali è stata dedicata una puntata de “L’infedele”, di Gad Lerner.Al tema delle classi differenziali è stata dedicata una puntata de “L’infedele”, di Gad Lerner.
A me questa idea non piace, mi sembra una vecchia storia: ricordo alle elementari, negli anni ‘70, nella mia succursale si era fatta una classe a parte, di bambini ritenuti “ritardati”, erano più indietro degli altri, tutti indisciplinati, guarda caso tutti di origine meridionale. La maggioranza dei genitori era favorevolissima a quella ignobile segregazione, perchè così i propri figlioletti se ne stavano nelle loro classi “pulite”, senza il disturbo dei “caratteriali”, senza “zavorre”. La motivazione ideologica, ufficiale, dell’istituto era quello di portare quei bambini alla pari con gli altri. Inutile dire che i risultati erano opposti. Erano in un ghetto, una classe per diversi e sapevano di esserlo, e si adeguavano alle aspettative dando il peggio di se stessi. Quando qualcuno delle altre classi si comportava male, per punizione, veniva messo lì per qualche ora. L’esperimento fu disastroso e durò solo un anno.
In effetti, le classi speciali furono un istituto già usato per la scolarizzazione degli zingari.
La negatività della proposta è ravvisata anche da molti insegnanti intervistati sull’argomento. Le critiche sono di principio: l’introduzione nella scuola di una barriera di tipo etnico tra italiani e stranieri. Ma anche didattiche. A parte il messaggio diseducativo della separazione e dell’esclusione, è molto improbabile che bambini stranieri di differente provenienza nazionale possano imparare prima e meglio la lingua italiana, rimanendo segregati tra loro per alcuni mesi o addirittura un anno. Le “classi ponte” sono perciò ritenute inutili da molti linguisti.
La verità è che la proposta, pur motivata per aiutare gli stranieri ad imparare la lingua italiana, serve invece, nelle intenzioni e nei pregiudizi di chi la propone e la sostiene, a non rallentare i bambini italiani nell’apprendimento del programma con la presunta ostacolante presenza di bambini stranieri che devono ancora imparare la lingua o che possono essere indietro nelle varie materie.
E’ la formalizzazione di una politica praticata di fatto concentrando molti stranieri nella stessa classe. Le classi con il 40% di stranieri, sono classi differenziali surrettizie. Quando formano le classi, decidono di concentrare la “feccia” su due o tre, magari insieme ai nostri indigeni meno abbienti o bordeline, mentre le altre, le “migliori” restano di “pura razza bianca”. Anche ai miei tempi, esistevano le classi dei fighetti e quelle degli sfigati. Gli insegnanti migliori, più anziani e titolati (o di maggior potere) volevano i bambini “migliori” e scaricavano sui colleghi più giovani o non di ruolo i “peggiori”. C’era la sezione A che era una cosa. La sezione H era un’altra cosa.
Il semplice problema dell’apprendimento della lingua italiana, che dovrebbe essere riconosciuta come materia equivalente alla seconda lingua, o di altre discipline, può essere risolto con corsi estivi o corsi di recupero paralleli all’inserimento nelle classi ordinarie. Una soluzione che può essere adottata per tutti i bambini senza distinzioni etniche. Corsi obbligatori, ma non discriminanti.
Il non comprendere l’italiano, specie per la plasticità della mente di un bambino, è una difficoltà che si recupera in poche settimane. La questione vera è l’apprendimento dell’italiano come strumento di studio. Questo invece può richiedere mesi, un anno e magari più di un anno.
Luxuria e l’Isola dei famosi
Ieri sera, ad Anno Zero, Michele Santoro ha intervistato Vladimir Luxuria, per commentare la sua vittoria all’isola dei famosi, decisa dal televoto dei telespettatori del reality, che pare siano ben sette milioni di persone.
Paolo Ferrero, segretario del Prc, ha proposto la sua candidatura alle elezioni europee. Francamente ho preferito le dichiarazioni della sua compagna, Angela Scarparo.
Il reality non l’ho visto, non sono in grado di giudicare le performances di Luxuria, se è stato il format a strumentalizzare lei, se è stata lei a strumentalizzare il format, se la strumentalizzazione è stata reciproca. In generale, penso che il format abbia la netta prevalenza e non solo nei reality. Ho sempre avuto dubbi anche sull’efficacia della partecipazione di Bertinotti ai vari Talk Show, perchè credo che la presenza televisiva sia utile per conquistare popolarità, ma non per conquistare quel consenso attivo che è necessario per sostenere una politica di trasformazione sociale. Tra i vecchi media, penso persino sia più utile la radio.
La scelta di andare all’Isola dei famosi va probabilmente considerata solo come la scelta di un personaggio di spettacolo, in funzione della sua carriera di spettacolo, in un contesto di offerta televisiva che è quello che ha descritto Vauro. Certo, è più nobile fare teatro nelle piazze. Quello che è poco serio – o completamente sbagliato – è cercare di spacciare la partecipazione ad un reality per una missione politica e la vittoria di Luxuria come una vittoria dei diritti civili, nella battaglia contro il pregiudizio.
Basta leggere tra le tante dichiarazioni di dissenso nei confronti di Luxuria, per il modo in cui si esprimono: l’omofobia è viva e lotta insieme a noi: il ricorso anche all’uso pubblico di espressioni quali checca, finocchio, frocio, il cui effetto, quale che ne sia la causa o il senso, è offensivo e sdogana un atteggiamento, una subcultura; l’ostinazione, pure in modo ostentato, nel riferirsi a lei, con definizioni declinate al maschile, come succede nelle dichiarazioni di simpatia esternate da Alessandra Mussolini e Elisabetta Gardini, già protagoniste di eclatanti conflitti con l’ex parlamentare comunista.
In verità, Vladimir – senza la A e senza la O – non si considera nè uomo, nè donna, e neanche transessuale, perchè non vuole passare da un sesso all’altro. Come dice nella sua scheda si autodefinisce transgender e ritiene più adeguato l’uso di pronomi e aggettivi femminili, nell’indicare la sua persona, presumo in funzione dell’equilibrio che ha raggiunto nella percezione di se stessa. Contraddire la percezione di sè di una persona, nella sua identità di genere, mi sembra una inutile violenza psicologica, che non ha alcuna pertinenza con il giudizio sulla sua condotta individuale.
A proposito, le ultime congratulazioni della Mussolini, mi confermano che la vittoria di Luxuria non ha un particolare significato. Un trans può essere accettato, persino premiato come fenomeno da baraccone e (prima o dopo) invece rifiutato come vicino di casa, collega di lavoro, dipendente, rappresentante del popolo, etc.



