DAILY ROD

La violenza è un rapporto di potere

Pubblicato in Donne da Roderigo il Agosto 31, 2008
Rosa nera

Rosa nera

La violenza è prima di tutto un rapporto di potere. La violenza la praticano i forti contro i deboli. E’ così nel rapporto tra gli stati, tra le etnie, tra le classi, tra gli individui, ed anche tra i sessi. Poi, questa pratica viene espulsa da sè e collocata in un altrove: nell’arretramento culturale, nel disagio sociale, nella pazzia. E’ il rifiuto di ammettere che è normale e ci coinvolge direttamente.

Lo facciamo per la guerra. Apparteniamo a popoli che seminano da cinquemila metri d’altezza bombe a grappolo, uranio impoverito, fosforo, napalm, agente orange, etc. Ma consideriamo barbarie e inciviltà il machete balcanico, i tagliagola fondamentalisti, i kamikaze palestinesi, le lapidazioni etc. Lo facciamo nel rapporto con gli stranieri. Abbiamo una criminalità organizzata che controlla un quarto del territorio e pulisce il suo denaro sporco a Piazza Affari e nelle grandi banche. Abbiamo un sistema di trasporti e di attività produttive che falcidia migliaia di persone ogni anno, ma per noi l’illegalità e l’insicurezza sono gli immigrati, gli zingari. Lo facciamo per i rifiuti tossici. Dal nord li spediamo al sud, e poi disprezziamo i napoletani perchè affogano nell’immondizia.

Lo facciamo anche per la violenza sulle donne. Che collochiamo nel passato, in Pakistan, o nelle sacche della nostra emarginazione e del nostro arretramento culturale. Eppure, a parte la polemica politica, se Bush muove guerra e violenza contro l’Afghanistan e l’Iraq, noi non pensiamo che sia un disagiato mentale. E infatti, si guarda bene dal muovere guerra contro la Russia o contro la Cina. Nella scelta della guerra e in quella della pace tiene conto dei rapporti di forza. Secondo questo criterio, agiscono anche i bulli della banda del muretto: rispettano il più forte, infieriscono sul più debole. E in tal modo, creano e consolidano una gerarchia del potere. Così fanno gli uomini nei confronti delle donne. Forse vi è qualche caso, ma in genere non si ha notizia di operai che usino violenza contro le donne manager, o impiegati contro donne capo-ufficio e direttrici, o studenti contro professoresse, o soldati contro donne sergente, tenente, capitano. Ritardati, disagiati, analfabeti, mica scemi. In “Travolti da un insolito destino” lui si permette violenza contro di lei, solo quando diventano naufraghi in un’isola deserta. Con tutto il rispetto e l’importanza da riconoscere alla cura, all’educazione, e alla cultura, la questione per ridurre la violenza è quella di ridurre, non tanto lo squilibrio mentale (che va sempre bene) quanto lo squilibrio (di potere) tra i sessi.

In un libretto titolato “l’arte di conoscere se stessi” sono raccolti vari aforismi di Arthur Schopenauer. Ce n’è uno che spiega bene il rapporto tra il principio morale e il principio reale e la causa della violenza. «Non è possibile tenere le donne entro i limiti della ragione se non incutendo loro paura, ma nel matrimonio è necessario tenerle entro questi limiti perchè si condividono con loro le cose migliori che si hanno, anche se così si perde in felicità e amore ciò che si guadagna in autorità. In questo modo si spiega, per esempio, perchè in Inghilterra la metà di tutti i delitti capitali sia commessa tra coniugi

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Una Risposta

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  1. Elvia Ficarra said, on Dicembre 15, 2008 at 6:18 am

    Condivido: la violenza nasce da un rapporto di forza. Ma non ha sesso.
    Sono infatti LE BULLE di quartiere riunite in gruppetto ad usare violenza contro la compagna più debole ed indifesa, o contro una suora caritatevole attratta con l’inganno, fino ad ucciderla.
    E’ UNA DONNA SEGENTE (americana) ad usare violenza contro prigionieri iracheni, le cui foto fecero il giro del mondo.
    Così come furono DONNE SS naziste ad usare violenza ai progionieri anche maschi nei campi di concentramento.
    Sono professoresse e maestre ad usare violenza – sia psicologica che fisica, e talora, anche se sottaciuta, di natura sessuale – sui loro studenti e scolari.
    Sono mogli vendicative ad usare la legislazione vigente per sbatter i mariti fuori casa con accuse infamanti e strumentali, spogliandoli dei loro averi e del ruolo paterno fino a spingerli al suicidio.
    E sono altrettanti le mogli che ammazzano i loro mariti anche per delega, ovvero istigando l’amante di turno al delitto, salvo poi sbarazzarsi anche di quest’ultimo.
    Taccio per pietà sul numero di madri che ammazzano i loro figli, legittimate dalla convisione che oltre al potere di vita sono titolari anche di quello di morte.
    Sono ASSISTENTI SOCIALI DONNE quelle che con false segnalazioni al Tribunale competente sollecitano provvedimenti di sequestro dei figli a famiglie fragili e disagiate, violentadole in maniera atroce per alimentare il business che ruota intorno alla cd “tutela del minore”(vedi il caso eclatante di Basiglio, ma sono migliaia ogni anno casi analoghi).
    Basta guardarsi intorno e leggere la cronaca. Ostinarsi a vedere violenza solo unidirezionale non aiuta nessuno: anzi rende complici di una cultura vittimista e piagnistea, che sapientemente alimenta la guerra tra i sessi e le generazioni. Spoglia di responsabilità una parte sociale criminalizzando l’altra parte, allo sopo di rendere gli individui sempre più soli e psicologicamente isolati, privi della capacità di ancorarsi a legami forti e bisognosi quindi della “tutela” statale, funzionali al sistema di prevaricazione e manipolazione globale.

    Elvia Ficarra
    Osservatorio Famiglie Separate – Associazione GESEF Genitori Separati dai Figli


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